Off Campus: il college romance che insegna l’intelligenza emotiva

Nelle ultime settimane, più di un paziente, tra millennial e Gen Z, mi ha parlato con entusiasmo della serie tv Off Campus, disponibile su Amazon Prime Video. Il motivo? Colpiti dal modo in cui vengono affrontati temi delicati con una leggerezza che non banalizza ma permette, invece, di cogliere la profondità delle relazioni amicali e sentimentali.

Incuriosita, l’ho cercata e divorata in poche sere. 

 

 

Cos’è Off Campus?

Tratta dai romanzi best seller di Elle Kennedy, Off Campus è una serie che racconta le vite di un gruppo di studenti e studentesse di un college vicino a Boston. Amore, amicizia, famiglia, sport, insicurezze, prime volte, sono i temi che ruotano attorno ai ragazzi della Briar University.

Sulla carta appare come un classico college romance ma nella sostanza offre qualcosa di diverso ed unico. Sotto la patina del romanticismo e della fisicità tipica dei film americani, Off campus prova infatti a fare da specchio ad una realtà affettiva e relazionale nella quale, come spettatori, possiamo bene immedesimarci. 

I personaggi sono autentici. Hannah non è “la ragazza problematica” o “la ragazza sfigata.” Porta con sé un bagaglio emotivo pesante (è stata vittima di stupro) e lo gestisce come può. Garrett non è “l’atleta perfetto” ma un ragazzo la cui popolarità sportiva nasconde un rapporto conflittuale con il padre e la paura, molto umana, di non essere abbastanza. Dean non è “il playboy strafottente” ma un ragazzo leale, protettivo e capace di profondità. Allie non è “la ragazza isterica” ma una giovane donna che si libera dal bisogno di dipendenza emotiva per esplorare la propria sessualità e indipendenza. 

In otto episodi la serie alterna leggerezza e vulnerabilità, affettività e sessualità. Battute e scene romantiche, ma anche silenzi, fragilità, bisogni emotivi profondi e autentici.

 

Il segreto del suo successo

Scena dopo scena, Off Campus ci insegna cosa sia l’intelligenza emotiva. Ci mostra che i modelli relazionali non sono necessariamente distruttivi o tossici, come una certa narrativa ci ha abituato a pensare. Qui incontriamo una mascolinità sicura che ascolta, che non trasforma automaticamente la femminilità in oggetto di desiderio e conquista. Ci ricorda che un sentimento, per essere intenso, non deve essere per forza destabilizzante. Garrett non “guarisce” Hannah, la ascolta, la fa sentire al sicuro. Il romanticismo non è per forza caos e sofferenza. A volte il vero lusso, quello più raro, è sentirsi rispettati dall’altro.

Off Campus ha anche il merito di mostrare, senza giudizi moralistici, il confine sottile tra desiderio, pressione, consenso e violenza. E lo fa attraverso dinamiche relazionali concrete, riconoscibili. 

Ho trovato esemplare la scena al telefono tra Hannah e sua madre. La ragazza, in un forte momento di panico sente il peso degli eventi legati al suo  trauma (l’abuso sessuale), chiama la madre, la quale, incredibilmente calma e forte, sostiene la figlia rivolgendole una domanda diretta e terapeutica: “cosa hai fatto di sbagliato? Sei andata ad una festa, è questo il tuo errore?” Queste parole costringono la mente di Hannah a razionalizzare e comprendere di non avere avuto alcuna responsabilità per la violenza subita durante una festa. Questa scena rappresenta un ottimo spunto per aprire conversazioni importanti sui temi del piacere, del consenso e della colpa. Temi che frequentemente attraversano la mia stanza d’analisi.

 

Conclusione

Off Campus piace, rapisce, commuove perché non si limita a farci sognare. Ci fa riflettere e ci offre un manuale di intelligenza emotiva.

Viviamo un periodo storico in cui l’educazione sessuale-affettiva è fortemente limitata dalle e nelle istituzioni. Un’epoca in cui molti giovani imparano cos’è una relazione da TikTok e dalle serie tv. Ed è per questo che ritengo che avere a disposizione un prodotto che normalizzi il rispetto, l’ascolto e i confini sani sia una risorsa preziosa da non lasciarsi scappare.

Perché a volte è proprio da uno schermo che nasce la domanda giusta da portare in terapia: “io come mi comporto nelle? Come mi faccio trattare?” L’esperienza negativa che ho vissuto, quanto mi sta condizionando? quanto l’ho elaborata?”

 

 

 

Silvia Manzoni

Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa