Note sui sogni: un interesse antico
L’idea di scrivere queste note – e di intitolarle così – nasce da una conversazione informale avuta con amici che mi domandavano tra stupore e scetticismo se nella pratica clinica ancora si utilizzassero i sogni, dato che sembrava loro essere una metodologia antiquata. Allo stesso modo mi è capitato che diversi pazienti fossero un po’ titubanti nel chiedermi di potermeli raccontare, come se fosse una richiesta un po’ strana.
La risposta che mi sono sentito di dare è che tutto ciò che emerge nello scambio clinico è potenzialmente utilizzabile: fatti, pensieri, emozioni, gesti, silenzi, espressioni corporee e, naturalmente, sogni. Freud definì il sogno come la via regia all’inconscio e ancora oggi si ritiene che esso dia “forma all’irrappresentabile” (Ferro, 2017), offrendo cioè interessanti spaccati sul mondo interno delle persone. Costruendo insieme un significato ai sogni è possibile infatti fare luce su temi di vita, emozioni, desideri, modi di intendere e relazionarsi con le altre persone che spesso operano in automatico e ai quali altrimenti non presteremmo attenzione.
Oltre all’utilità clinica, non possiamo negare che i sogni siano affascinanti proprio per il loro alone di mistero e la loro inafferrabilità. Penso alla riflessione di Dostoevskij nel bellissimo romanzo L’idiota: ”Sorridiamo dell’irrealtà del sogno e nello stesso tempo sentiamo che nell’intreccio di tutte queste assurdità si racchiude un pensiero particolare, ormai reale […], […] ma in che cosa consista di preciso e cosa ci abbia trasmesso non si può nè capirlo nè ricordarlo“; o ancora, mi viene in mente il confine sfumato tra sogno-realtà magistralmente reso da Christopher Nolan nel film Inception.
Fin dall’antichità gli uomini si sono interrogati profondamente sul senso dei sogni. Ciò che sembra accomunare l’uomo dell’antichità e lo psicoanalista attuale è l’idea che i sogni possano comunicare qualcosa; la differenza sta nel fatto che per lo psicoanalista il senso va connesso con il passato di una persona, nell’antichità essi erano intrecciati con il futuro. Infatti, in molte culture il sogno aveva a che fare con il divino e la pre-visione, ovvero grazie ad essi si poteva acquisire una conoscenza su ciò che sarebbe accaduto o sarebbe potuto accadere sulla base delle scelte dell’individuo.
Nella tradizione giudaico-cristiana i messaggi divini veicolati dai sogni erano spesso di speranza. Pensiamo, per esempio, al sogno del Faraone d’Egitto delle “vacche grasse e vacche magre” ed interpretato da Giuseppe come premonizione divina di anni di prosperità a cui avrebbero fatto seguito anni di sventura, permettendo così al Faraone di pensare ad una strategia per immagazzinare i viveri e affrontare la crisi nel miglior modo possibile.
In un’altra epoca un sogno premonitore avrebbe cambiato le sorti dell’Impero Romano: nel 312 D.C. sta per essere combattuta una battaglia tra Costantino I e Massenzio. La vicenda narra che la notte prima dello scontro decisivo Costantino abbia sognato un messaggero che gli suggeriva di dipingere sugli scudi una croce per riuscire a vincere lo scontro. La battaglia terminerà con la sconfitta di Massenzio e l’incoronazione di Costantino ad Imperatore d’Occidente.
La matrice divina dei sogni è presente anche nella cultura greca, come sottolineato da Omero che nell’Iliade scrive “Anche i sogni vengono da Zeus”. Proprio per questo essi possono essere beffardi, poichè gli Dei Olimpici non sempre si pongono benevolmente con gli uomini. Nota è la lite per il possesso della sacerdotessa Briseide tra Agamennone e Achille, che scosso dal dolore decide di ritirarsi con i suoi Mirmidoni dalla Guerra di Troia. Zeus accoglie le preghiere di Teti, madre di Achille e preoccupata per lui, inviando ad Agamennone un sogno ingannatore per spingerlo ad attaccare apertamente i troiani che lo sconfiggeranno in battaglia.
In questa prima introduzione sui sogni ho cercato di rispondere alla domanda sul significato dell’uso del materiale onirico nella stanza di terapia. Il potenziale informativo dei sogni ha affascinato l’essere umano per secoli e ho voluto descrivere alcune vignette in cui essi sono stati decisivi per le vicende in cui sono inseriti. Anche oggi possiamo dar loro importanza, considerandoli un modo per poter significare alcuni aspetti dell’esperienza soggettiva che potrebbero non trovare espressione nella veglia.
Nelle prossime note cercherò di entrare più nel merito delle teorie psicoanalitiche sul significato e le funzioni del sogno, prendendo in esame il contributo classico di Sigmund Freud fino a descrivere quello più recente di James Fosshage, in quanto esponente della Psicologia del Sé che è uno dei modelli psicoanalitici a cui noi di Spazio Pareimi ci ispiriamo nel nostro lavoro.
Bibliografia
Dostoevskij, F. (1868), L’idiota. Einaudi; 2° edizione, 2014.
Ferro, A. (2017), Pensieri di uno psicoanalista irriverente. Guida per analisti e pazienti curiosi (a cura di Luca Nicoli). Raffaello Cortina Editore.
Omero, Iliade (Canto II, vv 1-36).
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Filmografia
Inception di Christopher Nolan (2010).