Il pendolo del lutto: oscillazione tra perdita e risoluzione

«Ci sono momenti, del tutto inattesi, in cui qualcosa dentro di me cerca di rassicurarmi che soffro, sì, ma non così intollerabilmente. Nella vita di un uomo l’amore non è tutto. Ero felice già prima di conoscere H. Ho parecchie “risorse”, come si dice. Queste sono cose che tutti superano. Ma sì, me la caverò. Ci si vergogna di ascoltare questa voce, ma per un po’ gli argomenti sembrano persuasivi. Poi, d’un tratto, la stilettata rovente di un ricordo, e tutto quel “buonsenso” svanisce, come una formica nella bocca di una fornace».

C. S.Lewis, Diario di un dolore, Adelphi Edizioni, 1990, Milano.

Il pendolo del lutto

Chi ha vissuto o sta attraversando la prova dolorosa della morte di una persona cara potrà riconoscere qualcosa di familiare nelle parole di C. S. Lewis. L’autore delle Cronache di Narnia, perse per una grave malattia la giovane moglie Helen, a soli quattro anni dal matrimonio. Dopo la sua scomparsa, consegna al proprio diario una serie di pensieri e riflessioni intime, senza filtri, che descrivono la sua difficile esperienza. Lewis, qui, allude al fatto che spesso un semplice ricordo, che irrompe improvviso, sembra vanificare lo sforzo di reagire e di rassegnarsi alla morte. 

Ciò si riferisce a una caratteristica centrale del lutto messa in luce dalla recente ricerca psicologica. Il processo di elaborazione della perdita non è un percorso lineare che attraversa stadi successivi, assomiglia piuttosto a una spirale che torna su sé stessa più e più volte. Si tratta della continua oscillazione tra due diverse e opposte esperienze, entrambe necessarie nell’affrontare le conseguenze della scomparsa della persona amata. 

L'oscillazione tra perdita e risoluzione

Da un lato c’è la ricerca di sollievo e speranza, mentre si cerca di farsi una ragione della morte rassicurandosi che si hanno i mezzi per affrontarla. Dall’altro si torna all’improvviso a contatto con il dolore, la tristezza, i sentimenti di mancanza e vuoto, sino alla disperazione. Spesso basta anche solo un’immagine, un odore o una sensazione per aprire la diga ed essere travolti dall’onda dei ricordi che torna ad immergerci nel senso di perdita. 

La breve sequenza del film Blu (Trois couleurs: Bleu) di Krzysztof Kieslowski illustra magistralmente questo fenomeno e la velocità con cui può capitare. La protagonista Julie, colpita dalla morte del marito e della piccola figlia in un incidente stradale, cerca sollievo nuotando in piscina quando improvvisamente il ricordo la sprofonda nel dolore a cui si abbandona.   

È questa la dinamica descritta dal modello del processo duale, così chiamato perché prevede appunto, per un sano adattamento alla perdita, la continua oscillazione tra due opposti orientamenti.

  • Orientamento alla perdita: quando si affrontano e sperimentano le reazioni emotive legate al lutto come, ad esempio, la ricerca di vicinanza della persona defunta andando a visitare la tomba, il senso di nostalgia, il ricordo delle circostanze della morte e la preoccupazione per il defunto, la ricerca di un senso di quanto accaduto.
  • Orientamento alla risoluzione: quando si prendono le distanze dal dolore e ci si volge ad affrontare i cambiamenti generati dalla morte della persona amata. Ad esempio, può essere necessario occuparsi delle condizioni economiche mutate, oppure assumersi nuove responsabilità o fare i conti con una nuova identità come chi, da sposato, si ritrova vedovo. 

Lutto elaborato, cronico, congelato

Il lutto è un fatto molto personale e quindi unico e diverso per ciascun individuo, nei modi di manifestarsi e nei tempi di risoluzione. È importante però sottolineare come sia proprio la caratteristica dell’oscillazione dinamica tra i due orientamenti che consente alle persone di procedere nel tempo verso un esito adattivo. Quando infatti ci si trova bloccati a lungo nella polarità della perdita, ad esempio, è probabile che si tratti di un lutto cronico o complicato. Al contrario, essere completamente rivolti alla risoluzione, evitando di attraversare il dolore e le varie emozioni negative può far pensare a un lutto congelato o rimandato. In tali casi rivolgersi a un professionista della salute mentale può aiutare ad affrontare questa realtà sentendosi meno soli e rimettendo in moto un processo tanto impegnativo quanto necessario. 

Bibliografia

Lewis, C.S. (1990). Diario di un dolore, Adelphi Edizioni, Milano.

Stroebe, M., & Schut, H. (1999). The dual process model of coping with bereavement: Rationale and description. Death Studies, 23(3), 197–224.

Stroebe, M., & Schut, H. (2010). The Dual Process Model of Coping with Bereavement: A Decade on. OMEGA – Journal of Death and Dying, 61(4), 273–289.

Immagine tratta da https://pixabay.com/photos/spiral-pendulum-sand-metal-tip-2635267/

Massimo Segù

Psicologo & Consulente familiare