Death Competence: la competenza del terapeuta che lavora con le persone che affrontano il lutto e la perdita.
Perdita e senso di sé
“Che senso ha la vita adesso che mio padre non c’è più?”. Questa domanda densa di angoscia e di urgenza, posta da un giovane paziente in terapia per l’inaspettata morte del genitore, andava a interrogare aspetti centrali della sua esistenza. Sonny, figlio di immigrati con un forte senso della famiglia e delle tradizioni, stava cercando di concludere faticosamente gli studi universitari in una facoltà molto impegnativa, per realizzare così il sogno del padre che aveva dovuto rinunciare alla propria carriera accademica ed emigrare spinto dalla povertà.
Il processo del lutto spesso implica, oltre alla necessità di riorganizzare il senso di sé, che la perdita della relazione con una persona significativa può infrangere (Hagman 2023), il compito impegnativo di trovare o ri-trovare i significati fondamentali che ci orientano nella vita dando un senso al nostro viaggio (Neimeyer 2023). Perché ciò accada è importante non trascurare la più ampia prospettiva esistenziale (van Deurzen 2023) che ogni terapeuta dovrebbe essere in grado di integrare nel proprio lavoro essendosi confrontato con essa in prima persona. La cultura occidentale contemporanea non sembra però facilitarci in questo compito.
Imparare a morire?
Mentre nella società antica la morte rappresentava un fenomeno naturale, come illustra per esempio Hadot nel suo libro Esercizi spirituali e filosofia antica, in cui dedica un intero capitolo all’arte dell’imparare a morire, nella contemporaneità il confronto con questo fatto ineluttabile sembra sia andato perso. La morte è stata trasformata in un “nemico assoluto”, che si contrappone al desiderio di immortalità. Illustrativo da questo punto di vista è il post-umano, tema corrente della filosofia contemporanea, che sostiene l’incompiutezza dell’essere umano dal punto di vista biologico in quanto incapace di superare la morte. Secondo tale prospettiva, quest’ultima realtà potrebbe essere superata dall’interazione uomo-macchina. Hadot illustra nel suo lavoro che l’esercizio dell’imparare a morire è legato all’acquisire la capacità di dare un significato alla conclusione della vita. La mancanza di un possibile significato colloca oggi la morte in una “cornice che appartiene al mondo dell’assurdo”. Sono illustrative da questo punto di vista le opere di Sartre e di Camus.
La Death Competence
Accompagnare in terapia una persona che affronta le problematiche legate al lutto ed al fine vita non può quindi essere lasciato al caso o, ancor meno, all’improvvisazione. Richiede piuttosto da parte del professionista, in linea con quanto afferma l’articolo 5 del codice deontologico degli psicologi, l’acquisizione di competenze specifiche che Gamino e Ritter (2012) inscrivono nel modello complesso e gerarchico della Death Competence definita come la capacità psicologica di affrontare efficacemente le realtà della morte e del morire, sia dal punto di vista personale che professionale. Essa emerge come il risultato dell’integrazione di due vertenti fondamentali: la Competenza Cognitiva di base e la più idiosincratica e complessa Competenza Emotiva.
La competenza cognitiva consiste nelle conoscenze in ambito tanatologico che il terapeuta deve possedere riguardo ai modelli del lutto e della morte, essa permette di comprendere e applicare in modo efficace le teorie e le tecniche necessarie per sostenere i pazienti.
La competenza emotiva è il livello successivo che si basa sulla capacità del terapeuta di gestire le proprie emozioni e di creare un confine tra sé e il paziente per non essere sopraffatto dal dolore e dagli intensi affetti legati alla perdita, al conflitto, all’angoscia e al trauma. Tale competenza include un buon livello di salute mentale e di resilienza, una adeguata cura di sé e il sostegno di una rete di colleghi. Il mantenimento del proprio equilibrio emotivo risulta fondamentale per evitare quello che Figley (1995) definisce “il costo del prendersi cura”, una forma secondaria di stress post traumatico che può condurre i terapeuti del lutto ad una sorta di burnout.
La Competenza Esistenziale
Secondo la prospettiva che abbiamo seguito, il modello rimane incompleto senza considerare la dimensione trasversale della Competenza Esistenziale che sostiene e integra quelle precedenti. De Luca (2023) la introduce definendola come “la capacità di accogliere la propria e altrui mortalità in uno specifico ed idiosincratico orizzonte di senso”. Essa implica un livello profondo di riflessione sull’esistenza e sulla finitezza umana. Sviluppare una competenza esistenziale implica anche esplorare e confrontarsi con questioni spirituali o religiose legate alla vita e alla morte, mantenendo una visione aperta e non ideologica.
Essere consapevole ed accettare serenamente il limite rappresentato dalla propria mortalità permette al terapeuta di accompagnare il paziente in un percorso di scoperta del significato della perdita, aiutandolo a trovare un nuovo senso alla vita dopo la separazione dalla persona cara.
La Death Competence così articolata non può essere solamente l’esito dello studio teorico, si acquisisce piuttosto attraverso un lavoro personale sul proprio rapporto con la morte, sulle esperienze di incontro con essa che abbiamo avuto ed il nostro modo di vivere il dolore della perdita, il lutto e gli affetti connessi.
In questo contesto, la psicoterapia del lutto diventa un’occasione per esplorare questioni fondamentali della vita, come il significato dell’esistenza, la natura delle relazioni umane e l’importanza di mantenere un legame con chi non c’è più.
Il terapeuta, con una solida Death Competence, può aiutare i pazienti a trasformare la propria sofferenza in una fonte di crescita personale e spirituale, promuovendo una visione più ricca e profonda della vita stessa.
Bibliografia
Brenna, L., De Luca, M.L. (2019). “Before I die I want to …”. Uno studio sui propositi di vita e sulla rappresentazione della morte. Orientamenti pedagogici, 66, 4:693–722.
De Luca, M.L. (2023). Psicoterapia per il lutto. Milano: Edizioni san Paolo.
Figley, C. R. (Ed.). (1995). Compassion Fatigue: Coping With Secondary Traumatic Stress Disorder in Those Who Treat the Traumatized. Brunner/Mazel.
Gamino, L.A., Ritter, R.H. (2012). Death Competence: An Ethical Imperative. Death Studies, 36: 23–40.
Hagman. G. (2023). Psychoanalytic Approaches to Grief Therapy. In Steffen, E.M., Milman, E., Neimeyer, R.A. The Handbook of Grief Therapies. London: SAGE Publications.
Hadot. P. (2005). Esercizi spirituali e filosofia antica. Torino: Einaudi.
Niemeyer, R.A. (2023). Grief Therapy as a Quest for Meaning. In Steffen, E.M., Milman, E., Neimeyer, R.A. The Handbook of Grief Therapies. London: SAGE Publications.
van Deurzen. E. (2023). Existential Therapy for Grief. In Steffen, E.M., Milman, E., Neimeyer, R.A. The Handbook of Grief Therapies. London: SAGE Publications.